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Ricordi Volume I è l'ultimo libro da noi pubblicato su Ramana Maharshi, il Saggio della montagna raccontato dai suoi discepoli. Quando Bhakti e Jnana coincidono nel realizzato. Compralo su www.pitagorici.it
 

I nostri libri

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Ramana Maharshi - Il guru I

 [Evans-Wentz] D. Si possono avere diversi maestri spirituali?
R. Chi è il maestro? Non è altro che il Sé, in definitiva. A seconda del grado di evoluzione spirituale, il Sé si manifesta talvolta sotto forma di maestro fisico, in carne ed ossa. Il famoso santo Avadhûta dei tempi antichi avrebbe avuto più di ventiquattro maestri. Il maestro è colui che vi insegna qualcosa. Il guru può anche essere un oggetto inanimato, come nel caso di Avadhûta. Dio, il guru, il Sé, sono identici. Un uomo, avendo delle inclinazioni spirituali, pensa che Dio è onnipresente e prende Dio come suo guru. Più tardi, Dio lo mette in contatto con un guru vivente e l’uomo lo considera come il Tutto-in tutto. Più tardi ancora la stessa persona, per grazia del suo Maestro, è portato alla scoperta che il suo proprio Sé è la realtà suprema, e nient’altro. È allora che scopre che è il Sé  il suo vero maestro.

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Che cos'Ŕ la Metafisica Tradizionale

In quest'epoca di dissacrazione dei valori contingenti, vengono dissacrati sistematicamente anche valori che contingenti non sono, ma che, anzi, rispondono a tematiche, diremo, assolute e inalienabili.

La parola "metafisica", bandita dal campo scientifico per l'ovvia ragione che la scienza empirica s'interessa della "fisica", nella sua molteplice possibilità operativa, viene impiegata, invece, da alcuni, per dare tono alle loro argomentazioni, o, peggio ancora, viene usata da molti cultori di discipline che metafisiche non sono. Allora, potremmo chiederci, perché mai costoro usano uno specifico termine, con una sua precisa connotazione, in modo non giusto e a sproposito?

Tralasciamo, ovviamente, coloro che sogliono infiorare i loro discorsi con parole "ad effetto"; in fondo, sono innocui.

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La Tradizione Advaita
L'Advaita è la filosofia - se così si può chiamare- che fu insegnata da Sri Ramana attraverso la sua vita e attraverso le sue "opere". Advaita come verità, significa "non dualità"; Come filosofia, si può rendere come "non dualismo". Ciò non significa che la filosofia in questione sia un sistema chiuso, perché non è un sistema filosofico. Indica l'esperienza plenaria della non dualità, che sta al di là delle costruzioni del pensiero. Sebbene il pensiero sia utile, in quanto può dirci che cosa la realtà non è, la realtà stessa non può essere imprigionata entro i suoi confini. Ciò che abbiamo chiamato esperienza plenaria è l'Io non duale dove non vi sono distinzioni. Sri Ramana "acquisì" o meglio scoprì questa esperienza senza studi formali. I libri che egli lesse più tardi servirono solo a confermare la sua esperienza dell'Advaita.
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Le qualificazioni del discepolo

Non si può non riconoscere che ogni attività (professione, ecc.) profana-sociale esige una certa attitudine, una predisposizione e qualificazione; potremmo persino parlare di vocazione. Per ogni funzione occorre, dunque, l'idoneità attinente a quella specifica sfera. Spesso si possono avere non bravi professionisti o lavoratori perché, diremo, non si è portati per quello specifico ruolo, perché si manca appunto di vocazione, di attitudine. Questa, se non sempre, può essere sviluppata, per quanto può capitare che il soggetto neanche lo sappia.

Anche nel campo spirituale vige la stessa legge; un candidato privo di vocazione, di predisposizioni e qualificazioni potrebbe fare ben poco. Per quanto possa seguire un sentiero sarebbe pur sempre un cattivo aspirante. Inoltre, come per seguire una qualsiasi professione ci vuole studio, tempo, e grande serietà, così per seguire un sentiero spirituale, o iniziatico occorre una grande serietà, abnegazione e parecchio tempo a disposizione. Capita però che, in via di massima l'aspirante si dedica alla Realizzazione nei ritagli di tempo.

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Incontro con Raphael

D. Oggi si può notare una certa attrattiva per gli studi orientali e molti guru suscitano interesse e hanno seguito. Pubblicazioni sullo yoga vengono stampate da diverse case editrici e si può trovare un po' di tutto. Che cosa pensa lei di questa letteratura?

R. In verità bisogna riconoscere che c'è molta carta stampata in merito a questa tematica. Ma dobbiamo anche riconoscere che parte di essa lascia a desiderare.

D. C'è anche una rinascita degli studi esoterici, occultistici, magici, ecc., che seguono la tradizione occidentale. In questo campo ci sono molte altre pubblicazioni. Un neofita potrebbe leggere con fiducia libri di questo genere?

R. In questo campo la confusione e maggiore. Spesso dietro tale pubblicistica si nasconde un preciso interesse economico editoriale. Anzi, sarebbe meglio non toccare simile argomento.

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Ramana Maharshi - Il mentale
[Ramachandra Iyer] D. Che cosa sono il mentale, la sua concentrazione e il suo controllo?
R. Il mentale non è che il risultato dell’identificazione del Sé al corpo. Questa identificazione provoca la nascita di un falso ego. Questo, a sua volta, produce dei falsi fenomeni e sembra muoversi in mezzo ad essi. Tutto ciò è falso. Il Sé è la sola Realtà. Se questa falsa identificazione viene distrutta l’esistenza permanente della Realtà diventa evidente. Ciò non vuol dire che la Realtà non sia già qui, e da adesso.
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La Meta suprema - Swami Brahmananda

Un istruttore spirituale, esperto nel significato delle Scritture e stabilito nella Coscienza pura, non-duale, rivolgendosi al suo discepolo sincero e qualificato che si è consacrato alla Liberazione, dice:

O discepolo, resisti al desiderio del godimento degli oggetti dei sensi, che è causa di sofferenza trasmigratoria, di nascita, crescita e morte nelle diverse condizioni esistenziali; elimina la nozione sbagliata " lo sono il corpo "; abbandona l'illusione, nata dalla tua errata convinzione, tramite la consapevolezza " lo sono veramente Brahman " e sperimenta la beatitudine della condizione suprema del Paramatman.

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Isagoge II -

Uno

«L’unità metafisica è attualità pura che esclude ogni passaggio dalla potenza all’atto; parlare, nell’infinito Essere sempre presente e attuale, di una distinzione di fasi pur se teorica è impossibile. La realizzazione metafisica, più che un fatto di attuazione-realizzazione, è un atto di Conoscenza-consapevolezza immediata perché all’Essere puro non si perviene per gradi o con supporti, né l’Essere puro può essere colto nel processo-attuazione.» (Raphael)
All’aspirante del sacro può capitare di dimenticare alcune parole di avvertimento che solitamente i Conoscitori lasciano quale avviso, sulle difficoltà del cammino, quando si usa l’inferenza in luogo della pratica che affronta la quotidianità dell’ente.
Affascinata da certi scritti e travolta dalle emozioni, la mente si sente pronta a scalare le vette più alte e raggiungere le mete più lontane, solo perché un attimo di intuizione o di comprensione, trattenuto nell’adesione, determina la credenza che la meta sia lì, a portata di mano.
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Rimanendo testimone

D. Potreste spiegarmi il fenomeno di Sri  Ramana Maharsi, che apparentemente ottenne l’illuminazione del tutto spontaneamente, senza fare alcunché?

R. Nessuno può dare una spiegazione delle cose. Le cose sono come sono e non c’è niente da spiegare. La sola cosa possibile è mettere in evidenza la ragione per cui sembra di non essere a conoscenza di ciò che siamo.

D’altra parte ci sono alcune cose che sono del tutto ovvie. Quando, a diciassette anni, Venkataraman fu preso dal panico e sentì che stava per morire avrebbe potuto precipitarsi dal dottore e chiedere un tranquillante, cosa che la grande maggioranza di noi avrebbe fatto. Ma già a quell’età egli era talmente maturo che accettò e si arrese al panico senza fuggire. Il che sta a dimostrare che era un ragazzo molto coraggioso. Lasciò che il panico lo investisse, si stese sul pavimento, e si abbandonò a ciò che sembrava inevitabile: «Io sto per morire. Che cosa sta veramente accadendo?».

In altre parole, egli si ritirò spontaneamente dalla sua individualità e assunse la posizione del Testimone.

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Regola e disciplina
Durante la sadhana (ascesi spirituale) l'aspirante può ritenere che il cammino sia programmabile secondo regole desunte da discorsi generici del proprio Maestro. Avviene che l'io si identifichi con una o più regole che struttura poi come Regola credendo di uniformarsi ad essa. Gli istruttori impartiscono agli aspiranti solo gli insegnamenti che hanno già esperimentato e non solo compreso intellettivamente. L'istruttore (non necessariamente un Realizzato), può essere chiunque abbia già risolto la problematica che si presenta all'adepto. La difficoltà implicita della Via realizzativa è nell'inapplicabilità delle regole teoriche perché, essendo esse di carattere generale, vengono apprese intellettivamente e non vissute e risolte interiormente.
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 07cover
ET IN ARCADIA EGO
ANIMAM RECEPI
di Sigife Auslese
 
 

 
06cover
ADVAITA BODHA DIPIKA
di Karapatra Swami
Presentazione di Raphael 
A cura di Bodhananda
 05cover
RAMANA MAHARSHI
RICORDI VOL. I
di Autori Vari 
A cura di Bodhananda
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