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La conoscenza metafisica, vidya, può essere testimoniata attraverso la smrti dei Conoscitori, ma non può essere fatto oggetto di persuasione o proselitismo. Per questo motivo è presente un forte senso di pudore in quegli aspiranti che siano chiamati per un motivo o per un altro a lasciarne traccia e parole.

Da un lato c'è la consapevolezza della serietà e dedizione che comporta una pratica tradizionale, dall'altro le difficoltà che si troverebbero ad affrontare coloro che vi si volessero accostare senza averne le qualificazioni. Per questo motivo i Conoscitori, e la stessa Tradizione metafisica unica e universale, hanno lasciato dei percorsi di avvicinamento alla Conoscenza metafisica, che richiedono requisiti più stemperati inizialmente, dando modo all'aspirante di percorrere una ascesi di preparazione.

Queste pagine sono dedicate alla presentazione di diverse modalità di testimonianza che invitiamo a sfogliare ed esaminare secondo il proprio sentire. Viene proposto il periodico Vidya che ha iniziato le sue pubblicazioni nel 1973 e può essere richiesto per posta all'indirizzo indicato; nella pagine dedicate è possibile trovare una selezione di alcuni fra gli articoli comparsi nel corso di questi 35 anni. Le altre  proposte consistono in Vedanta (un mensile) e un settimanale, Quaderno Advaita & Vedanta, che vengono spediti per posta elettronica; di entrambi sono presenti su questo sito tutti i numeri già pubblicati. Un altro periodico che proponiamo è Paidei, dell'associazione omonima, che pubblica un periodico cartaceo dal 1995 e che può essere richiesto per posta all'indirizzo indicato.

  • Vidya
  • Vedanta
  • Quaderno Advaita & Vedanta
  • Paideia
[Ramachandra Iyer] D. Che cosa sono il mentale, la sua concentrazione e il suo controllo?
R. Il mentale non è che il risultato dell’identificazione del Sé al corpo. Questa identificazione provoca la nascita di un falso ego. Questo, a sua volta, produce dei falsi fenomeni e sembra muoversi in mezzo ad essi. Tutto ciò è falso. Il Sé è la sola Realtà. Se questa falsa identificazione viene distrutta l’esistenza permanente della Realtà diventa evidente. Ciò non vuol dire che la Realtà non sia già qui, e da adesso.

Questi sono gli ultimi versi composti da Sri Ramana Maharshi.
Furono scritti su richiesta di una devota, Suri Nagamma, autore del libro “Lettere dal Ramanasram”. Bhagavan li scrisse in Telegu, usando però una forma metrica Tamil, chiamata venba, e quindi li tradusse in Tamil. Poiché già esisteva una composizione di Shankara chiamata Atma Paanchakam, Bhagavan decise di chiamare la sua composizione Ekatma Panchakam.

 [Evans-Wentz] D. Si possono avere diversi maestri spirituali?
R. Chi è il maestro? Non è altro che il Sé, in definitiva. A seconda del grado di evoluzione spirituale, il Sé si manifesta talvolta sotto forma di maestro fisico, in carne ed ossa. Il famoso santo Avadhûta dei tempi antichi avrebbe avuto più di ventiquattro maestri. Il maestro è colui che vi insegna qualcosa. Il guru può anche essere un oggetto inanimato, come nel caso di Avadhûta. Dio, il guru, il Sé, sono identici. Un uomo, avendo delle inclinazioni spirituali, pensa che Dio è onnipresente e prende Dio come suo guru. Più tardi, Dio lo mette in contatto con un guru vivente e l’uomo lo considera come il Tutto-in tutto. Più tardi ancora la stessa persona, per grazia del suo Maestro, è portato alla scoperta che il suo proprio Sé è la realtà suprema, e nient’altro. È allora che scopre che è il Sé  il suo vero maestro.

[Ramachandra Iyer] D. Che cosa sono il mentale, la sua concentrazione e il suo controllo?
R. Il mentale non è che il risultato dell’identificazione del Sé al corpo. Questa identificazione provoca la nascita di un falso ego. Questo, a sua volta, produce dei falsi fenomeni e sembra muoversi in mezzo ad essi. Tutto ciò è falso. Il Sé è la sola Realtà. Se questa falsa identificazione viene distrutta l’esistenza permanente della Realtà diventa evidente. Ciò non vuol dire che la Realtà non sia già qui, e da adesso.

Questi sono gli ultimi versi composti da Sri Ramana Maharshi.
Furono scritti su richiesta di una devota, Suri Nagamma, autore del libro “Lettere dal Ramanasram”. Bhagavan li scrisse in Telegu, usando però una forma metrica Tamil, chiamata venba, e quindi li tradusse in Tamil. Poiché già esisteva una composizione di Shankara chiamata Atma Paanchakam, Bhagavan decise di chiamare la sua composizione Ekatma Panchakam.

RAMANA MAHARSHI
RICORDI VOL. I
di Autori Vari
A cura di Bodhananda


ADVAITA BODHA DIPIKA
di Karapatra Swami
Presentazione di Raphael
A cura di Bodhananda

 

 
ET IN ARCADIA EGO
ANIMAM RECEPI
di Sigife Auslese